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La storia di Ragusa Ibla

Le più antiche tracce di abitatori del ragusano si legano alla cultura dei Siculi le cui necropoli rappresentano ancora oggi una delle più suggestive evidenze archeologiche della zona: gruppi di escavazioni di camere sepolcrali a cui si accede tramite piccole porticine ricavate sul fronte roccioso. La Cava Santa Domenica offre una piacevole passeggiata caratterizzata nel suo tratto iniziale, nei pressi di Largo San Paolo, da un cospicuo numero di tombe a grotticella della tarda età del Bronzo. Sotto la dominazione romana, quando la Sicilia divenne il “granaio di Roma”, probabilmente Ragusa conquistò il suo nome che significa propriamente “granaio”.

 

 

Il tardo antico, con la progressiva decadenza della manutenzione del sistema stradale romano, causò un inevitabile isolamento della zona, con il deterioramento della via Elorina che collegava Siracusa a Eloro e quindi a Camarina. Sotto la dominazione aragonese, quando la zona venne eretta

in Contea, l’isolamento giocò a vantaggio

di una politica che mirava ad un’autonomia sempre più audace, sotto la guida della famiglia Cabrera. La fondazione di un tribunale della contea che permise di

by-passare quello di Palermo e l’organizzazione del territorio in una fitta rete di rapporti enfiteutici assicurò una crescita collettiva e un certo benessere

per più di due secoli. E’ questo il momento in cui si delinea a Ragusa una dimensione «spagnoleggiante», rappresentata dalle poche tracce architettoniche che testimoniano lo stile del gotico-catalano. La chiesa di S. Maria delle Scale riesce a

fornire un esempio di questo stile che faceva della pietra un merletto e che, fra le ghiere di archi gotici strombati, posizionava chimere, sirene, animali mitologici e personaggi tratti dai bestiari medievali. Stesso stile si ritrova sul portale della vecchia chiesa di San Giorgio, un santo cavaliere che si afferma prepotentemente tra il XV e il XVI secolo nella zona del Ragusano.

 

 

Un santo guerriero, affiancato da Ippolito e Mercurio, cavalieri anch’essi,

che combattono contro il male, il nemico, l’infedele. Il delicato momento delle crociate e della Reconquista Spagnola definiva una situazione di pericolo, di criticità che non poteva non riflettersi in una zona riversa sul Mar Mediterraneo, fronte comune di scontro e incontro. Ed ecco che San Giorgio, come anche la Madonna delle Milizie, sua versione al femminile della vicina Scicli, dipingono una chiesa, figlia del  suo tempo, armata e pronta a calpestare l’infedele, arabo o turco che fosse.

Questa la situazione che il Terremoto Grande del 1693 interruppe con ben altri problemi. Il 1693 fu per tutte le città del Val di Noto un momento di svolta. Ragusa dovette fare i conti con l’altissimo tasso di mortalità dovuto alla notevole densità di popolazione che caratterizzava l’abitato che, aggrappato, alla collina, ricalcava la conformazione di una cittadina medievale arroccata, per motivi difensivi, su un colle. u dopo il terremoto che parte della popolazione decise di spostarsi e fondare un nuovo nucleo cittadino, supportato dalla benedizione di un nuovo santo, erto a baluardo di questa

nuova forza borghese che si opponeva allo status quo. Nacque così la chiesa di San Giovanni intorno a cui, ben presto, si sviluppò il nuovo quartiere della nuova Ragusa che regalò al vecchio e millenario sito urbano il nome di «Ragusa Inferiore». Rifiutando il concetto di inferiorità, seppur riferito a questioni altimetriche, gli abitanti della vecchia città scelsero di chiamarsi «Ragusa Ibla», aggrappandosi ad un glorioso passato mitologico che ripescava una divinità sicula, legata alla terra. Fu a questo punto che le Due Raguse iniziarono a trasformarsi in un cantiere a cielo aperto: era tempo di ricostruzione, una ricostruzione che nel Val di Noto del XVIII secolo assunse le forme di una rinascita miracolosa.

 

 

Tanto miracolosa che nel 2002 anche l’UNESCO ne volle riconoscere il valore intrinseco. Architetti come il Gagliardi realizzarono capolavori come il Duomo di San Giorgio, simbolo del Tardo Barocco, ultima matura esalazione del barocco a livello europeo. I prospetti delle chiese barocche, così come le balconate panciute dei palazzi o i mascheroni in pietra riescono a suggerire ancora oggi quella magica atmosfera in cui sono stati pensati: un’atmosfera permeata di speranza, di rinascita, di creatività e fantasia. Ragusa Ibla è in fondo un posto magico. Basta imbattersi in una delle stradine silenziose, imboccare l’ingresso dei giardini iblei, sedersi su una panchina con vista sui colli iblei e la magia accade: il tempo si ferma, i nervi si distendono, i ritmi si rilassano e il benessere ti pervade.

Le più antiche tracce di abitatori del ragusano si legano alla cultura dei Siculi le cui necropoli rappresentano ancora oggi una delle più suggestive evidenze archeologiche della zona: gruppi di escavazioni di camere sepolcrali a cui si accede tramite piccole porticine ricavate sul fronte roccioso. La Cava Santa Domenica offre una piacevole passeggiata caratterizzata nel suo tratto iniziale, nei pressi di Largo San Paolo, da un cospicuo numero di tombe a grotticella della tarda età del Bronzo. Sotto la dominazione romana, quando la Sicilia divenne il “granaio di Roma”, probabilmente Ragusa conquistò il suo nome che significa propriamente “granaio”.

Il tardo antico, con la progressiva decadenza della manutenzione del sistema stradale romano, causò un inevitabile isolamento della zona, con il deterioramento della via Elorina che collegava Siracusa a Eloro e quindi a Camarina. Sotto la dominazione aragonese, quando la zona venne eretta

in Contea, l’isolamento giocò a vantaggio

di una politica che mirava ad un’autonomia sempre più audace, sotto la guida della famiglia Cabrera. La fondazione di un tribunale della contea che permise di

by-passare quello di Palermo e l’organizzazione del territorio in una fitta rete di rapporti enfiteutici assicurò una crescita collettiva e un certo benessere

per più di due secoli. E’ questo il momento in cui si delinea a Ragusa una dimensione «spagnoleggiante», rappresentata dalle poche tracce architettoniche che testimoniano lo stile del gotico-catalano.

La chiesa di S. Maria delle Scale riesce a fornire un esempio di questo stile che faceva della pietra un merletto e che,

fra le ghiere di archi gotici strombati, posizionava chimere, sirene, animali mitologici e personaggi tratti dai bestiari medievali. Stesso stile si ritrova sul portale della vecchia chiesa di San Giorgio, un santo cavaliere che si afferma prepotentemente tra il XV e il XVI secolo nella zona del Ragusano.

Un santo guerriero, affiancato da Ippolito e Mercurio, cavalieri anch’essi,

che combattono contro il male, il nemico, l’infedele. Il delicato momento delle crociate e della Riconquista Spagnola definiva una situazione di pericolo, di criticità che non poteva non riflettersi in una zona riversa sul Mar Mediterraneo, fronte comune di scontro e incontro. Ed ecco che San Giorgio, come anche la Madonna delle Milizie, sua versione al femminile della vicina Scicli, dipingono una chiesa, figlia del  suo tempo, armata e pronta a calpestare l’infedele, arabo o turco che fosse.

Questa la situazione che il Terremoto Grande del 1693 interruppe con ben altri problemi. Il 1693 fu per tutte le città del

Val di Noto un momento di svolta.

Ragusa dovette fare i conti con l’altissimo tasso di mortalità dovuto alla notevole densità di popolazione che caratterizzava l’abitato che, aggrappato, alla collina, ricalcava la conformazione di una cittadina medievale arroccata, per motivi difensivi, su un colle.

Fu dopo il terremoto che parte della popolazione decise di spostarsi e fondare un nuovo nucleo cittadino, supportato dalla benedizione di un nuovo santo, erto a baluardo di questa nuova forza borghese che si opponeva allo status quo. Nacque così la chiesa di San Giovanni intorno a cui, ben presto, si sviluppò il nuovo quartiere della nuova Ragusa che regalò al vecchio e millenario sito urbano il nome di «Ragusa Inferiore». Rifiutando il concetto di inferiorità, seppur riferito a questioni altimetriche, gli abitanti della vecchia città scelsero di chiamarsi «Ragusa Ibla», aggrappandosi ad un glorioso passato mitologico che ripescava una divinità sicula, legata alla terra. Fu a questo punto che le Due Raguse iniziarono a trasformarsi in un cantiere a cielo aperto: era tempo di ricostruzione, una ricostruzione che nel Val di Noto del XVIII secolo assunse le forme di una rinascita miracolosa.

Tanto miracolosa che nel 2002 anche l’UNESCO ne volle riconoscere il valore intrinseco.

Architetti come il Gagliardi realizzarono capolavori come il Duomo di San Giorgio, simbolo del Tardo Barocco, ultima matura esalazione del barocco a livello europeo. I prospetti delle chiese barocche, così come le balconate panciute dei palazzi o i mascheroni in pietra riescono a suggerire ancora oggi quella magica atmosfera in cui sono stati pensati: un’atmosfera permeata di speranza, di rinascita, di creatività e fantasia. Ragusa Ibla è in fondo un posto magico. Basta imbattersi in una delle stradine silenziose, imboccare l’ingresso dei giardini iblei, sedersi su una panchina con vista sui colli iblei e la magia accade: il tempo si ferma, i nervi si distendono, i ritmi si rilassano e il benessere ti pervade.

Come Raggiungere Ragusa Ibla

In auto

Ragusa si raggiunge da Catania percorrendo la Statale 194 e proseguendo in direzione di Siracusa, per poi deviare sulla Statale 194 in direzione Ragusa imboccando la SS 115.

Dall’ingresso nella città di Ragusa, Ragusa Ibla dista circa 1,2 Km.

 

Da Palermo, invece, si imbocca l’autostrada A19 Palermo-Catania fino a Caltanissetta, si prosegue sulla Statale 626 fino a Gela, per poi imboccare la SS 115 fino a Ragusa.

 

Da Agrigento si segue la strada costiera 115 per Caltanisetta in direzione Gela-Ragusa.

 

Da Siracusa si prende la statale 115 per Noto e Ragusa.

In treno

La stazione ferroviaria si trova a Ragusa, in Piazza Antonio Gramsci n° 2. È possibile acquistare i biglietti in stazione o sul sito di Trenitalia, dove si possono consultare anche gli orari e le tratte.

 

In autobus

II collegamento Catania-Ragusa è gestito dalla compagnia Etna-Interbus (www.interbus.it).

Da Comiso: linea Tumino

Da Siracusa: linea AST

Il Terminal Bus si trova a Ragusa in Via Zama n° 53, da cui è possibile prendere la linea urbana per raggiungere il centro storico di Ragusa Ibla (linea 11 feriale, 33 feriale, 1 festiva e 3 notturna).

In auto

Ragusa si raggiunge da Catania percorrendo la Statale 194 e proseguendo in direzione di Siracusa, per poi deviare sulla Statale 194 in direzione Ragusa imboccando la SS 115.

Dall’ingresso nella città di Ragusa, Ragusa Ibla dista circa 1,2 Km.

 

Da Palermo, invece, si imbocca l’autostrada A19 Palermo-Catania fino a Caltanissetta, si prosegue sulla Statale 626 fino a Gela, per poi imboccare la SS 115 fino a Ragusa.

 

Da Agrigento si segue la strada costiera 115 per Caltanisetta in direzione Gela-Ragusa.

 

Da Siracusa si prende la statale 115 per Noto e Ragusa.

In treno

La stazione ferroviaria si trova a Ragusa, in Piazza Antonio Gramsci n° 2. È possibile acquistare i biglietti in stazione o sul sito di Trenitalia, dove si possono consultare anche gli orari e le tratte.

 

In autobus

II collegamento Catania-Ragusa è gestito dalla compagnia Etna-Interbus (www.interbus.it).

Da Comiso: linea Tumino

Da Siracusa: linea AST

Il Terminal Bus si trova a Ragusa in Via Zama n° 53, da cui è possibile prendere la linea urbana per raggiungere il centro storico di Ragusa Ibla (linea 11 feriale, 33 feriale, 1 festiva e 3 notturna).

Aeroporti più vicini

Da aeroporto di Comiso PIO LA TORRE a Ragusa: è consigliato prendere l’autobus della ditta Tumino. Vi sono diversi autobus che percorrono questa tratta giornalmente e la durata del tragitto è di circa 40 minuti. Per maggiori informazioni è possibile consultare la seguente pagina: http://www.aeroportocomiso.it/

 

Da Catania a Ragusa: è necessario prendere l’autobus della compagnia ETNA TRASPORTI. Giornalmente ci sono diversi autobus. Dall’aeroporto: si può prendere l’autobus nella piazzola di fianco. Dalla stazione centrale dei treni: di Catania, l’autobus si troverà esattamente nel parcheggio di fronte l’uscita dalla stazione (circa 200 m). Tutti gli autobus partiranno passeranno dall’aeroporto, per poi continuare la loro rotta e arrivare a Ragusa. ETNA TRASPORTI – Tel. +39 095 532716 – http://www.etnatrasporti.it

 

Dall’aeroporto di Palermo FALCONE E BORSELLINO a Ragusa: dall’aeroporto di Palermo è necessario prendere la metro che porta alla stazione centrale dei treni. Da lì è possibile prendere l’autobus “AST” che porta a Ragusa. AST TRASPORTI
Tel. +39 091 6800011 – http://www.aziendasicilianatrasporti.it

Parcheggi
Parcheggio Repubblica in via Via Avvocato Giovanni Ottaviano, adiacente a Corso Don Minzoni: strisce blu, a pagamento
Parcheggio gratuito accanto al Giardino Ibleo
Parcheggi a pagamento che si trovano a Ragusa superiore, da cui è possibile raggiungere Ibla tramite la linea urbana
Parcheggio a pagamento SiSosta “Palazzo dell’Aquila”, Corso Italia (di fronte al Municipio)
Parcheggio a pagamento SiSosta “Ponte Vecchio”, Via gen. Dalla Chiesa

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